Atleti all’ingrasso

Negli USA il 70% della popolazione è sovrappeso o obeso. Direi una bugia se ammettessi che la cosa mi ha stupito: in questi giorni abbiamo sperimentato in tutto e per tutto un’esperienza di vita americana, alimentazione compresa. Con un po’ di spirito di adattamento e con molte abbuffate tipicamente adolescenziali, abbiamo testato i sapori dei classici piatti degli Stati Uniti: sono stati gli unici momenti in cui, forse, abbiamo sentito un po’ di nostalgia di casa. La cultura del cibo italiana è decisamente insuperabile e noi siamo abituati troppo bene per resistere a lungo senza le lasagne, la carbonara e la nostra varietà di scelta culinaria.

La mattina in albergo si cominciava con la tradizionale e abbondantissima colazione a stelle (di uova) e strisce (di bacon), il tutto sostenuto da latte al cioccolato e cereali, in un perfetto mix di dolce e salato che ti fa cominciare la giornata con la giusta leggerezza nell’anima e qualche chilo in più sulla panza. Non ci è sempre andata così ricca a colazione, perché durante la settimana, da bravi studenti americani, ci siamo ritrovati a mangiare quello che per loro è il pasto più importante della giornata, nella mensa scolastica. Il latte freddo, i cereali e la frutta finta che ci offrivano alla Mater non erano abbondanti, ma per fortuna a noi pensavano i nostri beniamini Andrea e Francesco che ci svegliavano con una magnifica ciambella glassata (il leggendario donut di Homer Simpson!). Abbiamo anche pranzato in mensa gustandoci: riso, fagioli, latte, tacchino, tegoline e pannocchie. E un giorno, a sorpresa, la pizza. Non aveva niente a che fare con la pizza italica chiaramente, ma non era male. La più buona pizza che abbiamo mangiato a Miami è stata però quella di BLOCKS Pizza Deli, a pochi passi da South Beach. I piatti più tipici, ci sono stati serviti in albergo: dopo un’insalatina da condire con una specie di sbobba (che nascondeva il sapore troppo salutare dell’agricoltura), ci arrivavano porzioni interminabili di baked potato, pulled pork, mac and cheese e i più classici super hamburger. Erano tutti cibi molto particolari, spesso stracolmi di cheddar. Non erano sicuramente più strani del buon piatto a base di alligatore e platano, che abbiamo mangiato alle Everglades e non erano neanche buoni quanto gli hamburger e il pollo che abbiamo gustato nei vari fast food, ma erano tutti accomunati dall’apporto calorico spaventoso. Niente di preoccupante per gli atleti della BBall Academy, che con sei ore di allenamento al giorno, forse sono riusciti a bruciare metà dei grassi che hanno ingerito. Forse.

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